Bilancio sociale 2018 sui dati 2017: intervista al Direttore generale Marco Salza

Bilancio sociale 2018 sui dati 2017: intervista al Direttore generale Marco Salza

2018-10-31
Bilancio sociale 2018 sui dati 2017: intervista al Direttore generale Marco Salza

Marco Salza è il direttore generale del Presidio Sanitario San Camillo Torino dal 2012. 

Che significato ha per il Presidio la presentazione del Bilancio sociale?

«È un appuntamento che racconta l’evoluzione e la crescita del nostro ospedale. Nasce dal nostro desiderio di comunicazione, confronto, trasparenza, verifica e impegno. Non a caso, siamo stati tra i primi a scegliere una politica di questo genere».

È importante anche per chi lavora nel Presidio.

«Sì, il Bilancio Sociale non è solo un atto formale o accademico, ma vuole essere lo strumento che aiuta la struttura a far sì che all’interno dell’ente si sviluppi una cultura, un insieme di valori di cui essere sempre più consapevoli, in modo da  rivisitarli, discuterli e renderli adeguati».

Quale approccio è stato scelto?

«In questa edizione abbiamo confermato la volontà di non limitarci soltanto a un’arida elencazione di attività svolte, ma anche a pagine che permettano di esprimersi ai dipendenti, alle associazioni e ai diversi stakeholder che sono in relazione con il Presidio».

Come l'anno scorso nel Bilancio si dà particolare spazio agli “intangibili”…

«Sì, abbiamo inserito nuovi dati e approfondimenti che permettono di ampliare ulteriormente la lettura della nostra realtà anche in merito a valori meno evidenti ma molto importanti perché rivolti al miglioramento delle condizioni lavorative dei dipendenti e delle cure dei pazienti».

Nella sua lettera introduttiva cita Ernest A. Codman, fondatore all'inizio del Novecento dell'American College of Surgeons e dell'Hospital Standardization Program…

«Sì, perché ritengo quanto mai attuali certe sue affermazioni che all'epoca erano definite eccentriche. Per esempio, quando sosteneva che gli ospedali per migliorare devono dichiarare i loro risultati, i punti forti e quelli deboli, confrontarsi con le altre strutture, assegnare i casi agli operatori per ragioni migliori che anzianità, calendario o convenienze di tempo, pubblicizzare successi ma anche errori per consentire al pubblico di interagire quando necessario, gratificare il personale sulla base del suo operato e di ciò che fa per i pazienti».

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